Il grande sogno

Un sogno: cambiare il mondo con armi pacifiche e la lotta non violenta.


E' questo quello che il bravo Michele Placido ci descrive nella prima parte del film Il grande Sogno. La pellicola è molto autoreferenziale perché il coprotagonista, così come Michele Placido, osserva i fatti del '68 dall'esterno, come poliziotto. Solo successivamente prenderà coscienza di cosa volessero dire effettivamente quegli anni e di che cosa si fecero carico gli studenti universitari definiti sessantottini.

Sicuramente un film da vedere per l'intensità di valori che spinsero migliaia di giovani a scontrarsi con la realtà e non poche volte con la polizia, che in quegli anni, così come abbiamo visto nel G8 di Genova, usava le maniere forti per reprimere ogni moto di contestazione. Una crisi di valori, data dall'impossibilità di cambiare il mondo, spinse quei giovani “idealisti” a utilizzare maniere forti, come per esempio le bombe molotov contro le auto della polizia.

Film che ha fatto discutere sia per le affermazioni del ministro Brunetta, che sicuramente ha fatto una notevole pubblicità al regista, che per l'assenza di premi di riconoscimento per un film che ha cercato di raccontare, secondo il punto di vista di Placido, cosa furono quegli anni. A ciò si è aggiunta anche la polemica dei gruppi post fascisti che, non riconoscendosi in quei valori, hanno attaccato in maniera diretta e indiretta Michele Placido. Nella brutta situazione che si è venuta a creare sicuramente l'aspetto positivo per il regista è che gli è stata fatta una grande pubblicità.

Film particolarmente toccante perché riesce a esprimere in maniera armoniosa da una parte l'intransigenza dei gruppi politici studenteschi e della polizia e dall'altra la volontà di cambiare il mondo rivoluzionando gli schemi esistenti.


Ultimo aggiornamento (Giovedì 17 Dicembre 2009 00:37)

 
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